Associazioni Sportive Dilettantistiche nel Terzo Settore: sì o no?

Volontari che si abbracciano

Ad oggi sono tantissime le ASD che si chiedono se entrare nel terzo settore oppure no. L’organizzazione e la gestione di queste attività vengono prese in considerazione dall’articolo 5 del Codice del terzo settore (CTS) e, pertanto, è possibile fare una scelta. Analizziamo la situazione nel dettaglio.

Cosa significa entrare a far parte del terzo settore?

Attualmente, le associazioni sportive dilettantistiche possono decidere di rimanere iscritte nel registro del CONI e, al tempo stesso, di entrare a far parte degli enti del terzo settore. In questo caso, dovrebbero inoltre iscriversi al Registro unico nazionale del terzo settore.

Come anticipato, questa opzione è stata resa nota attraverso l’articolo 5 del CTS, che contiene una lista delle attività senza scopo di lucro che possono avvalersi di questa possibilità. La questione, però, sta dando vita a numerosi dubbi e sono molte le ASD che si stanno chiedendo se questa scelta potrebbe rivelarsi conveniente oppure no.

Trattandosi di un’opportunità e non di un obbligo, è bene chiarire alcuni dettagli, che potranno permettervi di decidere nel modo più corretto.

Cosa cambia per un’associazione sportiva dilettantistica che si iscrive anche al Registro unico nazionale del terzo settore?

La prima cosa da dire a riguardo è che le due qualifiche, quella di attività sportiva dilettantistica iscritta al CONI e di ente del terzo settore, sono pienamente compatibili tra loro. Questo punto è stato chiarito recentemente dall’Agenzia delle Entrate, in particolare all’interno di una circolare pubblicata nel 2018.

Oltre a questo, è utile sapere che non sarà difficile eseguire le poche modifiche gestionali e organizzative richieste per entrare a far parte del terzo settore. In più, le ASD, che decideranno di avvalersi di questa “doppia iscrizione”, potranno diventare con facilità un’associazione di promozione sociale (APS).

Quest’ultima è una soluzione molto vantaggiosa sotto tanti punti di vista. Infatti, le APS possono fruire di numerose agevolazioni fiscali. Inoltre, hanno maggiori possibilità in termini di collaborazioni con enti pubblici e di accesso ai fondi pubblici.

D’altra parte, è utile però valutare le direttive dell’articolo 89, comma 1, del Codice del terzo settore. Esso prevede che le ASD che diventeranno APS perderanno l’opportunità di contare sul regime di decommercializzazione e sui regimi agevolati per IVA e IRES ai quali erano abituate.

Nonostante la perdita degli attuali vantaggi fiscali, non bisogna però dimenticare che persino le APS godono di un particolare regime di decommercializzazione. Quest’ultimo si avvicina molto a quello in cui le associazioni non potranno più rientrare quando si iscriveranno al registro del terzo settore. Si tratta di un determinato regime forfettario (che può essere applicato fino ai 130.000 euro) e anch’esso è altamente vantaggioso sotto diversi aspetti.

Conviene o non conviene entrare a far parte del terzo settore?

Come avete potuto vedere, ci sono molti fattori da valutare. Ci sono pro e contro. Per alcune ASD potrebbero essere più numerosi i vantaggi e per altre la situazione è ben diversa. Lo stesso vale per le società sportive dilettantistiche.

Infatti, come è possibile immaginare, la decisione non comporta gli stessi benefici per tutti: per alcune associazioni potrebbe rivelarsi ottimale fare questo cambiamento, mentre per altre sarà un bene restare nella posizione attuale, e quindi mantenere solamente la propria iscrizione al registro del CONI.

Perciò, ogni associazione dovrebbe analizzare nel dettaglio la propria odierna posizione e i vantaggi dell’iscrizione al terzo settore. Dopo un’attenta valutazione, ogni ASD potrà capire cosa conviene di più nel proprio caso specifico.

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