Associazioni Sportive la morsa continua: controlli della Guardia di Finanza in tutte le palestre!

Automobile della Guardia di Finanza

Non poteva che essere l’epilogo di una fase di “spremitura” del Terzo Settore, siamo alla stretta finale, ora iniziano i controlli sulle palestre e attività contigue, probabilmente sospettate di essere sopra le righe, anche se effettivamente ci sono alcune situazioni davvero imbarazzanti.

Comunque non si può certo dire che il Terzo Settore non goda delle attenzioni delle istituzioni, la sensazione sempre più evidente è che ci sia un disegno preciso per tutto questo, sembra che si voglia “fare pulizia”, tipo dopo anni di accumulo della polvere sotto il tappeto, adesso è il momento di pulire anche il tappeto!

Tagliare tutto oltre i fondi

La lista delle discipline sportive riconosciute dal CONI passa da 850 a 380 circa, questo vuol dire che molte strutture le quali svolgevano in parte, o completamente attività basate su quelle discipline escluse, queste non saranno più in regola.

Si tratta di una “tegolata” che mina seriamente il futuro di moltissime Associazione, oltre a quelle fittizie tante altre sono reali e svolgono servizi di primaria importanza per il sociale, scuole e comunità. La “riforma” tanto cercata e richiesta da più voci si sta palesando come una falciatrice che taglia alla base molte entità legate al Terzo Settore.

Una situazione difficile minacciata anche dai controlli della GdF, che per certi versi dovrebbero essere fatti a inizio attività e periodicamente, limitato così l’abuso delle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche come paravento per ottenere vantaggi non legittimi, soprattutto per scopi fiscali.

È iniziata l’armageddon?

Siamo alla disfatta finale, che vede come soggetto nel mirino le Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche e il volontariato in genere, il sistema è sotto pressione per decine di motivi già dalla fine del 2016, l’anno in corso non si prospetta meno intenso di colpi di scena e altre poco piacevoli sorprese.

Gli addetti ai lavori sono sempre più disorientati e rischiamo di vedere sfaldarsi un settore che per importanza e utilità potrebbe mettere in ginocchio gran parte del sistema sociale italiano, a questo punto la domanda da porsi è: “sanno quel che fanno”?

 

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